L'oro verde parla pugliese

02/08/2022
La Puglia è la regione italiana ove si coltiva gran parte degli olivi italiani: forte la diversificazione varietale e la cultura della qualità dell'olio, due grandi stimoli alla base dell'innovazione del settore
La Puglia rappresenta per tradizione circa un terzo dell’olivicoltura nazionale, con un dato che a lungo è stato superiore ai 300mila ettari, toccando in passato anche i 360mila, a fronte di una superficie nazionale di poco superiore al milione. Purtroppo, a partire dal 2013 l’epidemia di Xylella fastidiosa ha colpito duramente le aree più meridionali della regione, con una stima che ormai supera i 150mila ettari interessati dal batterio fra le province di Lecce, Brindisi e Taranto. Oltre venti i milioni di olivi che sarebbero andati perduti in nove anni, per danni complessivi che si aggirano sul miliardo di euro.

Ciò non di meno, l’olivicoltura della regione non si è data per vinta, cercando nuove strade per la rinascita. Per esempio, innestando varietà tolleranti al batterio, come il Leccino, sulle varietà sensibili, una su tutte l’Ogliarola. Una delle ricchezze della Puglia olivicola è infatti la forte diversificazione varietale, con un’offerta alquanto ricca di oli d’oliva extra vergini di elevata qualità. Quattro sono infatti le DOP per l’olio d’oliva regionale, ovvero Dauno, Terra di Bari, Colline di Brindisi e Terra d’Otranto. La prima si declina a sua volta in quattro origini distinte, ovvero Dauno Gargano, Dauno Sub-Appennino, Alto tavoliere e Basso tavoliere. Tre sono invece le declinazioni della DOP Terra di Bari, con Castel del Monte, Bitonto e Murgia dei trulli e delle grotte.

Oltre venti le varietà più comunemente coltivate, con Ogliarola e Coratina che hanno storicamente rappresentato la gran parte dell’olivicoltura pugliese grazie alla loro elevata produttività.  A garantire la massima differenziazione dell’olivicoltura pugliese contribuiscono però varietà di pregio come la Bella di Cerignola, la Carolea, la Cellina Barese e la Cellina di Nardò, le Cima di Bitonto, di Melfi e di Mola, senza dimenticare il Cipressino, il Massafrese, la Pizzuta, la Rotondella e la Termite di Bitetto, da mensa, solo per citarne alcune. Ciascuna caratterizzata da note distintive quanto a profumi e sapori, spaziando dal dolce e delicato fino al piccante e intenso.

Non è per caso quindi se l’olio extra vergine pugliese e le olive da mensa rappresentano la base di numerose ricette tradizionali, regionali e non, apportando uno spiccato accento di italianità a ogni preparazione culinaria che ne preveda l’impiego. Un patrimonio per salvare il quale si dovrà continuare a impiegare razionalmente ogni mezzo agronomico e fitosanitario atto a contrastare Xylella fastidiosa, in attesa che la genetica possa creare nuove varianti di cultivar tradizionali, capaci di convivere con il patogeno e di riportare quindi al suo massimo splendore l’olivicoltura della regione.