La cimice asiatica

23/05/2017

La diffusione

Halyomorpha halys è un insetto della famiglia Pentatomidae (ordine Rincoti), originario di Cina, Giappone e Taiwan. A partire dal 1998 sono stati osservati i primi esemplari negli Stati Uniti, dove è stato accidentalmente introdotto, e, dopo aver causato parecchi danni in campo agricolo, a partire dal 2010, è stato classificato come un fitofago stabile dei frutteti degli USA.
 
In Italia il primo esemplare è stato rinvenuto in provincia di Modena nel settembre 2012 e prontamente studiato dall’Università di Modena e Reggio Emilia.

Gli studi del Consorzio fitosanitario provinciale di Modena evidenziano che, a partire dal 2015, la presenza dell’insetto sia diventata ormai una costante da maggio a ottobre nei frutteti del centro Italia.

Nel Nord Italia invece, e in particolare in Piemonte, a partire dal 2014, sono state evidenziate due generazioni complete all’anno mentre nelle ultime due annate (2015 e 2016) sono state segnalate importanti infestazioni da aprile a ottobre.
Nel 2017 i primi esemplari sono usciti dallo svernamento a fine inverno a causa di un anticipo di stagione anche se la loro presenza non ha ancora fatto riscontare danni alle colture grazie ad un ritorno di freddo.
 

Il riconoscimento

Halyomorpha halys presenta alcuni tratti distintivi.
Gli stadi giovanili hanno una banda biancastra sulle tibie e delle spine presenti sul margine del pronoto, caratteristica peculiare che la contraddistingue dagli altri pentatomidi.
A occhio nudo è possibile vedere negli adulti un disegno sull’esterno dell’addome composto da un’alternanza di 2 trapezi neri e 1 triangolo bianco inframezzati da una linea bianca e nella parte membranosa delle emielitre delle nervature nere.
 

Più difficili da vedere a occhio nudo delle bande chiare sul terzo e quarto antennometro.
 
La specie con cui Halyomorpha halys è maggiormente confondibile in Italia è Rafigaster nebulosa, specie ampiamente diffusa ma non ritenuta dannosa. Il carattere distintivo facilmente visibile (anche ad occhio nudo, girando gli insetti in posizione supina) è la grossa e robusta spina metasternale presente in Rafigaster nebulosa e assente in Halyomorpha halys.
 

Il ciclo

Halyomorpha halys è una specie molto invasiva, altamente polifaga, con un’elevata capacità riproduttiva (ogni adulto depone dalle 250 alle 400 uova) e una spiccata resistenza ai rigori invernali. In Italia è in grado di compiere 2 generazioni che tendono a sovrapporsi, con danni provocati sia da forme giovanili che da adulti.

Come altri Pentatomidi lo svernamento avviene allo stadio di adulto, all’interno di ripari occasionali (abitazioni, fessure dei tronchi, ecc). Agli adulti svernanti, presenti a partire da inizio primavera, si uniscono le neanidi di prima generazione.

Il controllo del parassita deve quindi essere precoce e tempestivo, al fine di mantenerne basse le popolazioni fin dall’inizio del suo ciclo biologico.

La cimice è stata segnalata a maggio all’interno delle aree verdi aziendali (siepi in particolare), successivamente nei frutteti di pesco e albicocco e poi nei pereti e meleti. In pratica segue la maturazione dei frutti, in quanto ne è altamente attratta.
 

I danni

Come già anticipato Halyomorpha halys è una specie altamente invasiva e polifaga.
I primi danni alle colture sono stati registrati in Italia nel 2013, dove parecchi pescheti sono stati attaccati da questo temibile parassita che ne ha ridotto notevolmente le produzioni.




Sempre nel 2013 la cimice asiatica ha attaccato la coltura del nashi e del pero; soprattutto nelle ultime annate, ha causato seri danni alla produzione di pere in tutti gli areali di produzione dell’Emilia-Romagna e del Piemonte, determinando una notevole percentuale di frutti deformi (in alcuni casi superiore al 50%) e, conseguentemente, determinandone un deprezzamento.





Meno misurabile invece è il danno su melo poiché può essere individuato solo in post raccolta e poiché molto spesso può essere confuso con danni da butteratura.


Su olivo la cimice punge la bacca danneggiandola e rendendola non commercializzabile per l’alimentazione umana. Ancora da chiarire i danni che potrebbe avere sulla qualità dell’olio, sia rispetto alle sue caratteristiche organolettiche sia riguardo alla presenza di eventuali cimici nel raccolto conferito al frantoio (la raccolta delle olive avviene in un periodo dell’anno in cui le cimici iniziano ad essere meno mobili e più facilmente quindi rimangono attaccate alla vegetazione)



Su nocciolo il danno da Halyomorpha halys è il tipico ‘cimiciato’, ovvero l’alterazione a carico del seme che compromette la qualità del frutto. Gli adulti e le forme giovanili pungono le nocciole in accrescimento provocando danno. Sono gli stiletti dell’apparato boccale a raggiungere il tessuto spugnoso o il seme in formazione provocandone l’aborto traumatico.

 
Le punture delle cimici proseguono anche quando il guscio della nocciola è già indurito e all’interno il seme occupa interamente la cavita del frutto. La saliva che l’insetto inietta con la puntura rende alcuni semi immangiabili (sapore avariato) e comunque inutilizzabili dall’industria dolciaria.
 
Nel 2015 l’erbacea più colpita è stata il mais di secondo raccolto. A luglio, quando la cimice si trova nella sua seconda generazione, la coltura è nel suo stadio più suscettibile durante la fase di formazione della spiga (si trova ancora nella guaina). In questo periodo la cimice punge le cariossidi, causandone deprezzamento (le cariossidi mature avranno delle macchie), in alcuni casi incurvamento della stessa spiga e a seguito si possono sviluppare delle infezioni fungine.

Nel corso della campagna 2016 Halyomorpha halys ha raggiunto anche gli areali coltivati a soia, dove sono stati segnalati i primi danni, soprattutto durante la fase di maggior suscettibilità della coltura alla puntura da cimice, ovvero da fine fioritura alla 
formazione e completamento del seme.
 

Halyomorpha halys, a causa della sua elevata polifagia, attacca anche ornamentali e forestali che diventano serbatoio per le successive infestazioni delle colture agricole.
 
Proprio per questo è fondamentale impiegare strategie di contenimento adeguate per questo insetto.
 

Le soluzioni

Fra le tecniche agronomiche per la difesa delle colture frutticole, in primis il pero, sono caldeggiate le reti, le quali impediscono all’insetto di raggiungere le chiome degli alberi.

Un limite oggettivo è che se le maglie non sono abbastanza strette, oppure la stesura non è perfetta, le cimici passano lo stesso. Inoltre, come tutte le reti, anche queste comportano riduzioni dell’irraggiamento luminoso e un certo ristagno dell’umidità, specialmente dopo le piogge.

Il controllo di Halyomorpha halys deve però prevedere una strategia con più azioni: è necessario mettere in campo tutte le possibilità a disposizione partendo dal monitoraggio, al fine di evidenziare il momento giusto per trattare.
 
Tramite le nuove trappole a feromoni tipo Pherocon STYCKY TRAP CIMICI.

Le STICKY TRAP CIMICI consentono all’agricoltore un monitoraggio tempestivo delle cimici grazie all’alto potere attrattivo dei feromoni di aggregazione i quali garantiscono catture costanti nel tempo, mediante il loro graduale e prolungato rilascio nel tempo.

POSIZIONAMENTO DELLE TRAPPOLE SU ALBERI E ARBUSTI


Fissare la trappola con i laccetti in dotazione a stretto contatto con i rami o il tronco per facilitare la cattura specialmente delle forme giovanili. Le trappole devono essere ben esposte e non coperte dalla vegetazione per facilitare la diffusione del feromone. Posizionare la trappola a 1,5 metri dal suolo e in posizione orizzontale.
 





POSIZIONAMENTO DELLE TRAPPOLE SU PIANTE ERBACEE ED ESTENSIVE


È consigliabile installare la trappola su un tutore, fissandola tramite i laccetti e disponendola in posizione orizzontale. Posizionare la trappola ad 1 metro dal suolo e in prossimità dell’area che si intende monitorare.
 





MODALITÀ DI UTILIZZO
• Si consiglia di posizionare almeno 3-4 trappole per azienda (non per ettaro) a partire da metà marzo/inizio aprile;

• In ragione del comportamento della cimice asiatica, è consigliabile posizionare il monitoraggio nelle aree più favorevoli all’ingresso e allo sviluppo dell’insetto, segnatamente nelle zone perimetrali della coltura, in prossimità di edifici e/o siepi;

• Posizionare le trappole ad una distanza di 20-30 metri l’una dall’altra;

• Posizionare le trappole su piante gradite alla cimice, possibilmente con frutti, avendo cura di mantenerle soprattutto ad inizio stagione entro 20-30 metri da un edificio;

• È opportuno segnalare che elevate popolazioni di Halyomorpha halys possono aumentare i danni attorno alle trappole poste nei frutteti;

• Sostituire i feromoni e i pannelli adesivi come da indicazioni (vedi kit per unità di vendita e durata);


AVVERTENZE
Ai fini del successo del monitoraggio è fondamentale il posizionamento della trappola. È necessario riposizionare le trappole se le catture risultano essere scarse o nulle.
Mantenere i feromoni in luogo fresco e asciutto.

I trattamenti fitosanitari sono necessari, ma con estrema cautela.
I prodotti comunemente utilizzabili possono squilibrare infatti le popolazioni di insetti utili, anche perché di solito la Cimice è sensibile a molecole abbattenti ad ampio spettro, come ad esempio i piretroidi o gli esteri fosforici.
Uno fra gli approcci più consigliati è infatti quello di trattare solo i bordi dei campi coltivati, come per esempio accade su soia, cercando poi nel corso della primavera di applicare insetticidi che possano controllare al contempo la Cimice e altre avversità entomologiche che comunque richiederebbero dei trattamenti, come carpocapsa, cidia, cocciniglie, afidi, psille e minatori fogliari.

Sipcam Italia offre un catalogo robusto e strutturato, nel quale spiccano formulati fra loro diversi e altamente complementari, come EPIK SL, TREBON UP e RUNNER LO, a base di clorpirifos metile.

L’utilizzo di tali insetticidi, sempre raccomandato dopo verifica tramite le apposite STIKY TRAP attivate con feromoni, consente infatti di controllare la Cimice asiatica posizionando i trattamenti in corrispondenza degli attacchi di altri fitofagi e fitomizi che affliggono contemporaneamente le medesime colture, massimizzando in tal modo l’efficacia complessiva senza appesantire i programmi di difesa insetticida.


STRATEGIE SU FRUTTIFERI

Le prove preliminari di efficacia di EPIK SL nei confronti della cimice asiatica su pero e pesco condotte nel 2015 e nel 2016 hanno evidenziato un contenimento interessante dell’insetto.
L’utilizzo del prodotto a partire dal classico posizionamento nella prima metà di aprile (prima o dopo la fioritura) su Tentredine e Afidi e/o in giugno su Miridi può consentire di contribuire al contenimento delle Cimici, specie se integrato in un programma che preveda RUNNER LO per esempio su Quadraspidioto oppure TREBON UP in chiusura della stagione per esempio contro Cidia molesta.



STRATEGIE SUL NOCCIOLO

L’attività sistemica di Acetamiprid favorisce una maggiore azione sulle forme giovanili, in quanto esse hanno un’attività trofica più prolungata rispetto agli adulti.
EPIK SL, agendo anche per contatto, ha un’ottima efficacia anche sulle forme adulte. Per questi motivi è da preferire nei trattamenti iniziali contro Halyomopha halys.

Con il passare della stagione, posizionare un prodotto con un elevato potere abbattente garantisce un controllo completo delle cimici del nocciolo. La rapidità d’azione di TREBON UP e SPARVIERO consente un abbattimento delle popolazioni già a poche ore dal trattamento. L’intervallo di sicurezza più lungo di Etofenprox fa si che esso debba essere posizionato prima della Lambda-cialotrina.

Si ricorda di acidificare sempre la miscela fitoiatrica utilizzando un prodotto acidificante (PH ONE). Cio per consentire all’insetticida di esplicare la massima azione, senza essere influenzato dalla durezza dell’acqua.

Tutti i prodotti sono perfettamente miscibili con concimi fogliari.
Sipcam Italia consiglia l’abbinamento con BLACKJAK BIO alla dose di 1 L/ha.




STRATEGIE SU SOIA

 
L’esperienza di questi anni indica che la presenza di popolazioni numerose e molto mobili di cimice asiatica ha causato danni significativi anche sulla soia.
Il trattamento con EPIK SL deve essere eseguito alla presenza della cimice e quando la soia risulta essere maggiormente suscettibile al danno, cioè da fine fioritura alla formazione e completamento del seme
In caso di necessità di più interventi effettuare il primo con EPIK SL alla dose autorizzata di 1,3 L/ha




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