La corilicoltura parla piemontese

04/11/2022
Prima regione in Italia per ettari e produzioni, seguita dappresso dal Lazio, il Piemonte rappresenta il 30% delle superfici nazionali a nocciolo per una produzione di 40mila tonnellate
Nell’ambito dei frutti secchi sono le nocciole a trovare prevalente utilizzo nella preparazione di specialità alimentari, sia di carattere tipico, sia industriale. Rappresentano infatti la base di molteplici creme spalmabili, arricchendo con il proprio aroma anche preparati di pasticceria come torrone, torte nonché snack di vario genere.

Tra le varietà coltivate spicca la Tonda Gentile delle Langhe, riconosciuta fra le migliori al mondo grazie alle caratteristiche organolettiche unite alla elevata resa alla sgusciatura. Ma le varietà di pregio sono molteplici, come la Tonda Gentile romana, diffusa soprattutto nel Lazio insieme al Nocciolo Nocchione, la Tonda di Giffoni, presente soprattutto in Campania e particolarmente gradita dalle industrie di trasformazione, o la Pauetet, varietà originaria dalla Francia ed eccellente impollinatore per la Tonda Gentile.

Alimenti nobili e salutari
Prive di colesterolo, le nocciole sono ricche di acidi grassi polinsaturi e rappresentano un’importante fonte di acido oleico, alfa-linolenico e palmitico. Il 60% circa del peso di questi frutti secchi è infatti rappresentato da materie oleose, motivo per il quale appare alto il loro valore energetico: ben 6,3 Kcal per grammo, di cui l’88% è apportato appunto dai grassi. Questo aspetto ne consiglia quindi un’assunzione giornaliera moderata. Infine, carboidrati e proteine sono presenti rispettivamente in ragione del 16 e del 15% circa, mentre le fibre sfiorano il 10%.

Ampio risulta l’apporto di vitamine ed elementi minerali. Fra le prime si annoverano la vitamina E, in ragione di 15 milligrammi per 100 grammi di nocciole, seguita dalla vitamina C (4 mg/100 g), la vitamina PP, o niacina (2,8 mg/100 g) e la vitamina B1 (0,51 mg/100 g). Soprattutto la vitamina PP (pellagre prevent) permetteva in passato di scongiurare gravi patologie come la pellagra, flagello dovuto a un’alimentazione incentrata quasi esclusivamente sul granturco. Condizione, questa, dovuta alla grave povertà che affliggeva diverse aree rurali del Nord Italia a cavallo del XIX e XX secolo.

Quanto a elementi minerali, le nocciole apportano significative quantità di potassio (680 mg/100 g), fosforo (290 mg/100 g), magnesio (160 mg/100 g) e calcio (115 mg/100 g). A completare il quadro concorrono infine ferro, zinco, rame e selenio, sebbene in tracce di pochi milligrammi per 100 grammi di prodotto. 

Piemonte e Cuneo leader per coltivazione del nocciolo
Nel 2022 la superficie coltivata a nocciolo ha segnato più di 84mila ettari in produzione (Istat – 2022) per una produzione di poco superiore alle 126.200 tonnellate. Di questa superficie il solo Piemonte ne contabilizza circa 25mila ettari, concentrati soprattutto nella provincia di Cuneo. Con i suoi 16.200 ettari la “Provincia Granda”, rappresenta infatti circa un quinto della superficie nazionale coltivata a nocciolo.

A conferma, alle circa 40mila tonnellate prodotte in Piemonte la sola provincia di Cuneo contribuisce in ragione di 27mila tonnellate, pari al 67,5% del totale regionale e al 21% su scala nazionale. Soltanto il Lazio compete con il Piemonte quanto a ettari (21.600) e produzioni (36mila tonnellate), concentrate soprattutto nei dintorni dei Laghi di Bolsena e di Vico. Le due regioni messe insieme annoverano quindi il 55% circa della corilicoltura italiana e il 60% delle produzioni.

Nocciolo: rustico e adattabile
Dal punto di vista delle cure agronomiche il nocciolo appare coltura relativamente poco esigente quanto a nutrizione e difesa fitosanitaria. Le principali avversità sono infatti rappresentate da coleotteri come Agrilus viridis, buprestide le cui larve scavano gallerie nel tronco e nelle branche, e Curculio nucum (Balanino), curculionide che perfora i frutti con il proprio rostro al fine di deporvi le uova, pur danneggiando anche le foglie allo stadio di adulto.

Sempre fra gli insetti vanno considerate attentamente le eventuali infestazioni di diverse specie di cimici, come per esempio la cimice del nocciolo (Gonocerus acuteangulatus), cui si è aggiunta in tempi più recenti anche la cimice asiatica (Halyomorpha halys). Le punture dei loro apparati buccali arrecano infatti danni gravi ai frutticini in via di sviluppo. Infine, anche gli acari possono attaccare il nocciolo, come per esempio l’eriofide galligeno (Phytoptus avellana).

Le patologie fungine più frequenti sono invece l’oidio (Phyllactinia guttata) e il Gleosporium (Piggotia coryli), il primo a carico quasi esclusivo delle foglie, il secondo a danno delle gemme. In impianti di lungo corso può infine manifestarsi il cosiddetto Mal dello stacco, arrecato da Cytospora corylicola.