Nocciolo: coltura ecologica e da reddito

06/12/2021
La coltivazione del nocciolo si sta espandendo a livello nazionale grazie all'aumento della domanda interna. Molti i pregi di questa coltura, anche dal punto di vista ambientale e reddituale
Pianta da frutto ricca di peculiarità, il nocciolo. È infatti una betulacea (il Genere è Corylus) ed è giunta in Europa dagli originari areali del Medio Oriente. Del genere Corylus si conoscono diverse specie, ma quella coltivata è la C. avellana, nome derivato dalle prime zone di coltivazione in Italia, nell’attuale provincia di Avellino. Dal punto di vista morfologico e fisiologico il nocciolo, quando coltivato, assume in genere altezze fra i due e i quattro metri, mentre se lasciato a se stesso può crescere fino a 7–8.

Caratterizzata da rapida crescita e altrettanto rapida entrata in produzione, nel volgere di circa 4-5 anni, la coltura del nocciolo raggiunge la massima produttività nel volgere di 8-9 anni e può durare in campo fino a 30 se adeguatamente condotta e potata. Per lo meno, considerando la convenienza economica alla sua coltivazione.

Biologicamente si qualifica come specie monoica diclina, caducifoglia e latifoglia, portatrice di infiorescenze unisessuali a fecondazione anemofila, cioè tramite il vento. Quelle maschili si presentano in forma di amenti penduli e si formano in autunno, mentre quelle femminili presentano una forma simile a piccole gemme e sono ricettive fra gennaio e febbraio. Fra le cultivar se ne possono trovare alcune di autofertili, ma la maggior parte sono autosterili, come per esempio la Tonda Gentile Trilobata, necessitando in tal caso dell’impollinazione tramite cultivar differenti, ma geneticamente compatibili, da disporre in modo alternato nel noccioleto. Ciò rende gli appezzamenti più eterogenei quanto a cultivar presenti.

In termini produttivi è la Turchia la prima potenza mondiale e con le sue 60mila tonnellate annue copre il 70% circa del fabbisogno industriale complessivo. Seconda in classifica l’Italia, con produzioni che hanno superato le 14mila tonnellate nel 2020. In sostanza, il Belpaese può soddisfare circa un decimo della domanda totale. Di recente, la spinta alla valorizzazione di questa coltura a livello nazionale ha quindi indotto colossi industriali come Ferrero, primo acquirente globale di nocciole (circa un terzo della produzione mondiale), a espandere la coltivazione del nocciolo nelle aree italiane più vocate.

Quanto a ettari, nel 2020 (dati Istat) se ne contano ormai in produzione circa 80mila, dati in crescita negli ultimi anni. Di questi 23.700 ettari risiedono in Piemonte, per una produzione di 411mila quintali. Segueìono il Lazio con poco meno di 22mila ettari, per 357mila quintali, e la Campania con 20.670 ettari. In tal caso, però, le produzioni per ettaro sembrano più elevate, fornendo la Regione del Sud oltre 454mila quintali: prima produttrice quindi in termini di nocciole fornite al mercato.

Le tipologie più rappresentate sono la Tonda Gentile delle Langhe e la Tonda gentile Trilobata, entrambe piemontesi, la Nocciola Giffoni IGP, in Campania, la Tonda Gentile romana e infine la Siciliana. Ciascuna di esse necessità di specifici impollinatori, come le varietà Camponica, Mortarella o la Riccia di Talanico, solo per citarne alcune.

La conduzione fitosanitaria del noccioleto deve contemplare il controllo dei polloni, data l’elevata predisposizione della coltura ad emetterne in grande quantità, come pure quello degli insetti parassiti, uno su tutti la Cimice asiatica, la quale si è andata ad aggiungere da qualche anno al tradizionale Balanino. La Tonda Gentile Trilobata è poi particolarmente sensibile agli attacchi degli Eriofidi (Phytoptus avellanae). Fra le patologie fungine va tenuto sotto controllo Gloeosporium spp, causa di disseccamenti dei rametti, mentre fra i batteri si evidenzia la Necrosi batterica portata da Xanthomonas campestris pv. corylina. Complessivamente, la difesa fitosanitaria del nocciolo è quindi molto meno complessa e articolata rispetto ad altre colture frutticole e a quella della vite, a tutto vantaggio quindi della eco-sostenibilità di questa coltura.