Soia: baciata dal sole

27/07/2015
Due eventi in campo organizzati da Sipcam Italia in provincia di Ferrara e di Venezia. Tecnologie, genetica, difesa e nutrizione le carte da giocare per ottenere rese maggiori
Soia: baciata dal soleSorge da Est, il Sole, e da sempre illumina prima le coste orientali dell’Italia, come pure bacia per primi i campi coltivati nella striscia di terra che corre dal nord della Romagna all’est del Friuli. Ovvero quella in cui si coltiva la maggior parte della soia nazionale.

Per tale ragione, Sipcam Italia vi ha organizzato due eventi, dedicati specialmente ai tecnici e incentrati proprio sulla soia, coltura sulla quale la Casa italiana può offrire un robusto catalogo di genetica, difesa e nutrizione, specialmente dopo il recente arrivo sul mercato dei due nuovi diserbanti a base di clomazone, ovvero Sirtaki e Bismark, nel quale a clomazone è stato affiancato anche pendimethalin. Efficacia e selettività i punti di forza di entrambi i prodotti.

Due eventi in campo, a Ferrara e a Mira, per condividere con il mondo tecnico della soia le più recenti innovazioni in materia di tecniche agronomiche

Per cogliere i punti chiave dei due eventi in campo AgroNotizie ha intervistato Piero Ciriani, di Sipcam Italia.
 
Due eventi, quali finalità?
“Le due giornate, la prima presso la Società bonifiche terreni ferraresi, la seconda presso l’azienda Miana Serraglia di Mira, in provincia di Venezia, sono state dedicate agli aggiornamenti su quanto Sipcam Italia sta facendo in tema di "Progetto soia”. Progetto, in quanto non ci si occupa solo di prodotti, bensì anche di tecniche, di agronomia e di tutto ciò che riguarda la soia nel suo complesso”.
 
Una visione direi “olistica”…
“Sì, perché la soia è una coltura che va guardata in un’ottica d’insieme se si vogliono massimizzare le rese e i ritorni economici. Vi sono per esempio nuove tecnologie che possono aiutare a misurare l’efficacia degli interventi che vengono effettuati sulla coltura. Ciò permette di comprendere anche le interazioni fra le diverse pratiche colturali e di massimizzarne le sinergie. Il pieno campo diventa quindi una sorta di laboratorio agronomico in cui vengono studiati e monitorati i ritorni delle differenti pratiche di coltivazione, misurando precisi parametri tramite l’uso di moderne attrezzature collegate al vasto mondo del precision farming”.
 
Applicazioni satellitari, o c’è di più?
“Molto di più. Non ci sono solo le applicazioni per la guida parallela. Anzi. Il precision farming permette anche di ampliare la conoscenza di ciò che avviene nel terreno e nella coltura quasi metro per metro. Come avere tante piccole parcelle utilizzabili quasi come plot sperimentali i cui risultati possono essere applicati nella realtà reale. Un pool di informazioni che può essere esportato con profitto su grandi estensioni. Le due aziende in cui abbiamo organizzato i relativi eventi servono proprio per gli approfondimento delle tecnologie utilizzate, come per esempio i droni”.
 
I droni stanno sempre più prendendo piede in agricoltura, con diverse finalità.
“I droni sono preziosi per cogliere dall’alto l’aspetto visivo della coltura, permettendo di verificare l’efficacia di un trattamento di diserbo, praticamente come se si fosse in campo.
Nelle due aziende agricole stiamo realizzando per esempio una mappatura fine della tessitura del terreno, la quale può variare in modo significativo anche in spazi relativamente ristretti. Invece di avere un’indicazione media, possiamo scendere molto di più nel dettaglio e caratterizzare in modo preciso le condizioni di campo in modo puntuale e localizzato, come pure i risultati delle tecniche agronomiche adottate facilitando in tal modo anche le decisioni successive”.

Un momento delle visite organizzate in campo da Sipcam Italia: difesa, nutrizione, genetica, unite a tecnologie come i droni e le mappature georeferenziate

Gli agricoltori che ruolo giocano in tutto ciò?
“Stiamo da tempo ragionando con gli agricoltori, coinvolgendoli e cogliendo gli spunti che essi ci forniscono. I loro input sono infatti preziosi per affinare le tecnologie e trasformarle in breve in modo da renderle applicabili nelle singole aziende. L’obiettivo è quello di massimizzare le rese, ma ci possono essere per esempio delle situazioni in cui si individua meglio la soglia economica di intervento, ottimizzando non solo le rese, ma anche gli investimenti. In alcuni casi possono essere più utili alcune pratiche, in altri casi altre pratiche ancora. Si può cioè individuare meglio il mix ottimale che permetta le massime rese con il minimo sforzo.
Per esempio, a Ferrara abbiamo testato macchinari per la distribuzione variabile dei fertilizzanti, i quali necessitano però di accorte analisi dei terreni e della mappatura delle produzioni. In tal modo si può somministrare l’anno successivo i giusti fertilizzanti, nelle giuste dosi, nei giusti posti”.

 
Fra le tante colture che potrebbero beneficiare di tale approccio, avete scelto la soia. Facile capire perché…
“Su questa coltura Sipcam Italia ha sviluppato competenze e prodotti su più fronti, dalla genetica alla difesa, alla nutrizione. Le sinergie fra tali componenti ha eletto la Società a punto di riferimento nel mercato della soia. Siamo in grado di dare delle risposte su tutte le problematiche della coltura”.
 
Il 2015, come annata, come è andata per la soia?
“Le semine per esempio sono andate bene, con superfici in crescita. Il periodo di semina è stato favorevole, senza piogge eccessive o siccità. Solo ora si stanno osservando delle criticità dovute al secco e, soprattutto, alle temperature. Con così tanto calore c’è il rischio che la pianta si blocchi e che aumentino gli aborti fiorali. Il meteo, purtroppo, ancora non rientra nelle nostre possibilità… Noi facciamo tutto il possibile perché la coltura renda al meglio in funzione delle condizioni in cui essa deve crescere”.