The Day After (che resterà della difesa)?

30/11/2007
Da Sipcam un momento di riflessione su quali e quante armi resteranno al fitoiatra al termine del processo di revisione europea (Dir. 91/414)
The Day After (che resterà della difesa)?
Bentivoglio, Bologna: a novembre le temperature son già tali da far pensare alle coperte, ma spesso le coperte si rivelano troppo corte. La domanda a cui Sipcam cerca di dare risposte infatti è: basterà quanto rimasto per coprire le esigenze fitosanitarie?

O per forza o per amore, entro il 2008 il processo di revisione dovrà essere completato.
Sandro Capella, responsabile R&D Sipcam, coinvolge la platea illustrando gli scenari dopo e durante la 91/414. Le molecole potranno sopravvivere solo dopo l’inserimento in Annex I – esordisce Capella – ovvero, solo se hanno positivi requisiti tossicologici, residuali e ambientali. L’inclusione in Annex I perdurerà per 10 anni: dopodichè il processo dovrà essere reiterato. Delle 983 sostanze attive del passato ormai ne restano molte meno: al giro di boa della IIa lista ben 480 molecole non sono state inserite in Annex I, o perché non sono state difese o perché non hanno superato il vaglio delle commissioni. Circa 190 di esse erano utilizzate in Italia.
Nelle differenti liste della revisione sono state invece incluse:

- Ia lista: 90 s.a.
- IIa lista: 148 s.a.
- IIIa lista: 95 s.a.
- IV lista: 170 s.a. e microsganismi non inclusi nella lista III.



Alessandro Capella, responsabile R&D Sipcam

Entro il 2007 si chiude anche il capitolo degli “usi essenziali”: le s.a. non notificate, o non incluse ma richieste da alcuni Paesi per scopi specifici, erano state autorizzate a tutto il 2007. Ora anche questa proroga è finita: molecole come vamidothion (es. Kilval), metidathion (es. Supracid), eptenophos (es. Hostaquick), bromopropilato (es. Neoron), e ancora: cartap, endosulfan, fenthion, erano ancora ammessi per specifici impieghi unicamente su alcune colture. E ora? E ora scompaiono ben 3 meccanismi d’azione (endosulfan, cartap, bromopropilato): le strategie antiresistenza saranno quindi ancor più complicate e le difficoltà nella difesa vanno quindi crescendo. Inoltre, anche i residui dovranno essere valutati oculatamente: avere meno molecole sul mercato implica un numero più alto di trattamenti annui per singola molecola, con ovvie ripercussioni sul profilo residuale della frutta raccolta.
Gli esteri fosforici – prosegue capella – sono ancora 6 sul mercato, ma alla fine della revisione si dovrà fare la conta dei sopravvissuti. L’azinphos methyl, il “principe dei larvicidi”, spirerà al 31/12/07. Entro giugno 2008 scomparirà il fosalone. Entro novembre seguiranno il medesimo destino fenitrothion, malathion, oxydemeton methyl e tricholorfon. Entro il dicembre 2008 toccherà infine al diazinone. Anche i carbammati vengono pressoché spazzati via dal mercato: methomyl e carbaryl – veri leoni della difesa anni ’80 e ’90 – scompariranno nel novembre 2008.
In più, le direttive residui (2006/59/CE) abbassano alla soglia di rilevabilità il limite stesso di legge: in pratica, anche se molti dei prodotti summenzionati potrebbero essere ancora usati in via teorica, nella realtà sarà quasi impossibile utilizzarli in campagna, pena la probabile rilevazione di residui fuori norma.
Tutti questi prodotti servivano alla difesa di centinaia di migliaia di ettari: solo l’azinphos methyl copriva quasi 350.000 ha di drupacee e pomacee: come sostituirlo? In altre parole, come riorganizzeremo i calendari di difesa?



Oltre 100 i tecnici e gli agricoltori al simposio Sipcam di Bentivoglio

Capella prova a tratteggiare alcuni punti ritenuti fondamentali: il monitoraggio diventa sempre più importante, perché di prodotti in grado di “recuperare” errori non ce ne sono quasi più. L’alternanza dei principi attivi dovrà essere più attenta, utilizzando anche virus e microorganismi. Anche lo studio dei tempi e della cura delle generazioni diventa strategico: finalmente si è capito che, esempio della Carpocapsa, si deve uscire dalla prima generazione “puliti”, altrimenti diviene impossibile controllare quelle successive. Gli IGR, per esempio, non hanno secondo Capella più i 30 gg di persistenza come un tempo, ma forse meno della metà.  

Prosegue la giornata l’intervento di Tiziano Galassi, della Regione Emilia Romagna: importante valutare il portafoglio dei prodotti rimasti per assicurarne la gestione ottimale, esordisce Galassi. Nella lista IIIa e IVa sono finiti prodotti molto interessanti per la difesa fitoiatrica (IGR, piretroidi, IBE per es.). Vi saranno 3-(4) ulteriori liste: verde, gialla, rossa, rosso scuro. La prima avrà una corsia preferenziale nel processo valutativo. La seconda e la terza saranno sottoposte invece al vaglio “normale”. La quarta lista non prevede invece l’inclusione in Annex I.
Un nuovo regolamento sostituirà inoltre la 91/414: separazione verrà fatta quindi tra prodotti biologici, prodotti a basso rischio, sostanze “standard” e candidati alla sostituzione. Sono però ancora da definire i parametri valutativi. Si teme da alcune parti che almeno il 50-60% delle molecole possano entrare nel capitolo “sostituzione”. Altri sostengono invece che non saranno più di 35-40 le molecole che ricadranno in questa lista. “Niente allarmismi quindi..” - invita Galassi.



Tiziano Galassi, Servizio Fitosanitario Emilia Romagna

Un occhio anche alla GHS (Global Harmonised System): essa prevede per i prossimi anni un’armonizzazione delle classificazioni in ogni parte del globo. All’orizzonte anche la direttiva sull’uso sostenibile degli agrofarmaci: si dovrà prestare più attenzione, per esempio, alle pratiche di taratura degli atomizzatori (ogni 2-4 anni, a seconda dei Paesi). Entro il 2014 dovranno essere implementati anche i piani IPM nazionali: nei disciplinari si dovranno pertanto privilegiare le molecole che mostrino i profili ecotossicologici migliori. Come pure entro il 2013 si vuole eliminare almeno il 50% delle molecole cosiddette di “grande preoccupazione”. Sopravviveranno in pratica solo quelli aventi basso rischio per l’operatore, il consumatore e l’ambiente. Soltanto il 20-25% delle sostanze escluse erano però negli attuali disciplinari di produzione integrata. Molte di esse, peraltro, già avevano delle forti limitazioni d’impiego. Quindi non si prevedono secondo Galassi grandi terremoti nel panorama della difesa. Tra le colture orticole e frutticole andranno a sparire metalaxyl, tolilfluanide, nuoarimol, esaconazolo, diclofluanide, dinocap. Tra gli insetticidi sono 17 le s.a. che decadranno. La vite è ovviamente la coltura più penalizzata da queste defezioni.
Come fare per sostituirli? Per gli antioidici non si teme nulla: per Tiziano Galassi ci sono ottimi sostituti. Idem per la peronospora. Diclofluanide e tolilfluanide sono stati sostituiti su melo e pero con captano e strobilurine.  Sul procimidone il problema è invece più delicato: su pero si apre infatti un varco per la maculatura bruna, perché l’iprodione - suo analogo tecnico - non ha ne nei fatti le medesime performance e il thiram ha subito diverse limitazioni. Perso anche l’amitraz, il pero è la coltura più penalizzata per quanto riguarda gli insetticidi. L’abamectina su Psilla ha dato sufficiente soddisfazione, ma lascia dubbi circa gli effetti dell’uso reiterato anno dopo anno. La sparizione dell’acephate sui tripidi delle drupacee ha obbligato all’uso di piretroidi, acrinatrina e clorpirifos metile. Sulle tentredini i neonicotinoidi hanno sostituito l’oxydemeton methyl, come pure hanno sostituito il vamidothion su afide laniero del melo. Più delicata la sostituzione del bromopropilato su eriofidi: al momento sono state identificate alcune miscele come olio + zolfo. Il Cartap ha lasciato un vero e proprio “buco” sui microlepidoteri minatori, un buco che IGR, neonicotinoidi e spinosad non colmano perfettamente. Le cicaline su pesco sono addirittura completamente scoperte. Su Cydia – prosegue Galassi – non vanno però enfatizzate le performance di azinfos metile o di altri esteri che andranno persi: nello scenario fitosanitario ci sono vari sostituti efficaci. Di certo, la faretra andrà ad impoverirsi sempre più di frecce nei prossimi 2 anni.
Galassi esorta infine a non fare allarmismo, come pure a non dare credito alle semplici voci di corridoio, soprattutto per evitare fenomeni di tipo speculativo. I tecnici non devono essere subissati dalle industrie con allarmismi e voci di corridoio atte a spostare gli acquisti di alcuni prodotti per l’anno successivo.

Terminato l’intervento sui temi della difesa, la parola passa ad altre problematiche: Simona Rubbi (Centro Servizi Ortofrutticoli di Ferrara) ha analizzato in dettaglio lo scenario residui degli agrofarmaci.
L’attuale panorama si mostra complesso. Distinguiamo subito tra le diverse disposizioni: quelle che autorizzano l’immissione in commercio e quelle che fissano gli RMA. Ben 4 sono le diverse direttive tra cui, per le frutticole, la 76/895/CEE e la 90/642/CEE. Spesso le 4 direttive mostrano fra loro disposizioni differenti per le medesime problematiche. Il regolamento COM (2006) 388 del 12/07/2006 sostituirà la Dir. 91/414 per armonizzare i processi all’interno dell’Unione Europea, sia per accrescere la tutela dei consumatori, sia per migliorare il funzionamento dei mercati interni. Viene introdotto inoltre il concetto di “zona” geografica.
Difficoltà enormi si evidenziano nel coordinare a livello europeo i diversi RMA sulle differenti colture, cosa che genera problemi al libero scambio delle merci all’interno della CEE. Con il regolamento CE 396/2005 si vorrebbe armonizzare gli RMA in EU. La data prevista era marzo 2008, ma i tempi verranno sicuramente dilatati.



Simona Rubbi, CSO Ferrara

Il tema della Import Tolerance è quanto mai variegato: non è per nulla prevista dalla Spagna, mentre in Austria si applica una procedura “semplificata”. In Olanda si valuta caso per caso. Vi è infine una procedura bilaterale tra Italia e Germania che armonizza gli RMA grazie alla quale possiamo esportare in quel Paese con i residui registrati in Italia. Per ora sono state inoltrate oltre 120 richieste e più di 80 sono state accettate. Solo 6 non sono state accettate, ma solo su molecole obsolete. Anche le GDO hanno un ruolo importante: chiedono 1/3 degli RMA di legge, fissano un n° massimo di s.a. trovate per campione (solo 3-5: ma nelle pere se ne trovano di più). Limitano infine al 70% la ARfD (dose acuta di riferimento), ignorando il fatto che negli RMA sono già stati fatti  conti anche con questo parametro. Aggiungere parametri di valutazione aggiuntivi complica quindi molto il processo di armonizzazione.

Giunto il proprio turno, Sipcam riprende la parola ed illustra le proprie soluzioni tecniche:
Giovanni Mattaini, product manager Sipcam, ha illustrato le soluzioni dell'azienda per andare incontro ai temi trattati:

Alisé 75 WG e Alisé EC (clorpirifos etile)
Runner M (clorpirifos methyl EC)
Startop (triflumuron)
Sequra WG (B.thuringensis)
Virgo (virus granulosi)
Trebon Star (ethofenprox)
Da Combo (trappola Carpocapsa)
Applaud 40 SC (buprofezin)
Epik (acetamiprid)
Fenergy (Hexythiazox e fenazaquin, acaricida per eriofidi pero): Xn – N (senza frasi rischio + sfavorevoli).



Alessandro Guarnone, servizio tecnico Sipcam

Infine Faster (a base di fosmet, sia in formulazione WDG che EC): è stabile a pH acido (5,5-6). Si consiglia pertanto in miscela con Nutex pH (di Agroqualità), prodotto che funziona come indicatore per i pH bassi. Faster agisce per contatto più che per ingestione ed è decisamente citotropico. Mostra attività su lepidotteri, ditteri e rincoti (cocciniglie). Le registrazioni coprono pomacee, drupacee, agrumi, olivo e patata. Tutto sommato, prove di campo alla mano, Faster non mostra essere critico per i beneficials. Bisogna ovviamente usarlo in funzione dello stadio dell’organismo non target. Ha una classificazione tossicologica favorevole: è solo N (Non Classificato). A livello di residui mostra 0,6 ppm di RMA su pomacee e drupaceee, agrumi e olivo, mentre scende a 0,05 ppm su patata.

Con Faster, Trebon Star e Alisé s’intende sostituire azinphos methyl su pesco. Faster e Trebon trovano collocazione anche su Cydia funebrana del susino. Oxidemeton potrà essere sostituito su pero per il controllo delle tentredini da Epik (acetamiprid). Il bromopropilato su eriofidi (il famoso Neoron) potrà essere rimpiazzato da Fenergy.
Infine uno strumento ideale per il monitoraggio dei voli dei fitofagi: Da Combo, un mix di ferormone maschile di Carpocapsa e di cairomone (estere di mela). Quest’ultima “cattura” anche le femmine fornendo una panoramica più completa dei voli.

Sono infine giunte le domande conclusive: a Tiziano Galassi è stata posta la questione del posizionamento dei trattamenti:  visto l’inasprimento delle problematiche legate ai residui, si sposteranno quindi i trattamenti più verso le prime generazioni? No, è la risposta secca di Galassi: si vuole continuare a cercare la valutazione caso per caso, area per area, con l’obiettivo di rispettare il più possibile l’equilibrio di campo e le popolazioni degli organismi utili. Su Carpocapsa però si è più possibilisti, data la perniciosità del fitofago in seconda generazione. Alcune ulteriori puntualizzazioni: circa gli IGR, la proposta è di portare da 3 a 4 i trattamenti/anno. I tempi di persistenza – per Galassi – non è vero che si siano ristretti sotto i 30gg: se bisogna stringere il turno forse è perché abbiamo problemi col singolo prodotto. Anche la confusione sessuale ha dei limiti: si difende bene su C. molesta e meno su Carpocapsa.

La chiusura dei lavori è spettata ancora ad Alessandro Capella, il quale ha illustrato le linee Sipcam di difesa insetticida sulle fruttifere: scarica il pdf.