Toscana e viticoltura: qualità rinascimentale

25/10/2021
Cresce la fama mondiale dei vini toscani, grazie anche alla maggiore qualità ottenuta in aree poco note fino a pochi decenni fa, oggi assurte a realtà di pregio di carattere nazionale e internazionale
Un mondo affascinante quello del vino, con la produzione di uva che copre oltre il 5% della SAU nazionale, ovvero 690mila ettari per 50 milioni di ettolitri di produzione, stimata al 2020, per un controvalore economico di 6,4 miliardi di euro solo di esportazioni, posizionandosi prima l’Italia a livello globale persino davanti alla già quotata Francia.

Degli ettari vitati italiani, la Toscana ne annovera circa 54mila, per una produzione di vino stimata in quasi due milioni e 600mila ettolitri. Gli ettari investiti a vigneto nella regione sono calati di circa il 10% dal 2010, ma a tale contrazione quantitativa ha fatto da contrappeso un forte balzo del livello qualitativo, già comunque storicamente consistente grazie a produzioni di vanto internazionale come Chianti e Brunello.

A questi si è aggiunto il successo registrato dai vini di nuove aree di produzione poco conosciute dai mercati fino a pochi decenni fa, come quella del Bolgherese, con interessanti novità aziendali in crescita anche in Val di Cornia, area di recente sviluppo vitivinicolo che trae il nome dall’omonimo fiume. Intorno al borgo medioevale di Suvereto, per esempio, sono proliferate diverse realtà aziendali di grande pregio, sia in termini di vini bianchi, sia di vini rossi, grazie a suoli argillo-sabbiosi, leggermente calcarei, unitamente a un clima mite e ventilato dovuto alla vicinanza del Mar Tirreno.
I vitigni più comunemente adottati in questa zona sono, fra i bianchi, Vermentino, Ansonica nonché una presenza di Viognier, originario della Valle del Rodano ma splendidamente adattatosi ai territori costieri toscani. Fra i rossi spiccano invece Sangiovese, Ciliegiolo, Cabernet, Syrah e Merlot, talvolta commercializzati in purezza, ma anche tramite bilanciati uvaggi a due o tre componenti. Le condizioni pedoclimatiche appaiono estremamente favorevoli, richiedendo un numero di interventi fitosanitari relativamente ridotto, permettendo in tal modo anche la proliferazione di numerose aziende che praticano agricoltura biologica.