La Popillia Japonica

25/07/2017

La diffusione

La Popillia japonica è un coleottero scarabeide originario dell’Asia orientale, principalmente Cina e Giappone; fu ritrovata per la prima volta fuori dai suoi confini nel 1916 negli Stati Uniti.
In Italia è stata avvistata per la prima volta nell’estate del 2014 nella zona a cavallo tra il Piemonte e la Lombardia e, a causa della sua spiccata polifagia e voracità, ha fin da subito preoccupato gli esperti del settore.
 

Il riconoscimento

Gli adulti di Popillia hanno forma ovale, di circa 8-12 mm di lunghezza e 5-7 mm di larghezza. Il corpo è verde brillante metallico mentre le elitre, che non coprono completamente l’addome, sono bronzee.

Caratteristica distintiva fondamentale è la presenza sull’addome di cinque ciuffi di peli bianchi per lato e due all’estremità sull’ultimo segmento addominale.
 

La presenza di questi ciuffi bianchi permette di distinguere inconfondibilmente Popillia japonica dalla specie italiana Maggiolino degli orti (Phyllopertha horticola) e dalle altre specie di rutelidi italiani.

Il ciclo
 
Alle nostre latitudini Popillia japonica compie un solo ciclo all’anno.

Gli adulti compaiono nei mesi estivi, a partire dai primi di giugno, con un incremento della popolazione fino ad
 agosto; il periodo di volo dell’insetto coincide con l’accoppiamento e l’ovideposizione.

Le femmine depongono in media 3-4 uova per volta nel terreno, prediligendo i prati umidi di graminacee e scavando una galleria profonda circa 5-10 cm. Si stima che una sola femmina sia in grado di deporre dalle 40 alle 60 uova nell’arco della propria vita.

Una volta schiuse le uova, a partire dall’estate inoltrata, le larve attaccano le radici delle piante.

Nei mesi invernali si hanno prevalentemente larve di terza età che stazionano più in profondità rispetto alle stagioni più calde.

Con il progressivo innalzamento primaverile delle temperature, le larve si spostano nuovamente negli strati più superficiali del terreno dove riprendono l’attività trofica a carico delle radici delle piante.

Raggiunto il terzo stadio di sviluppo si impupano e successivamente si avrà nuovamente lo sfarfallamento degli adulti.
 

I danni

Negli Stati Uniti è segnalata su circa 300 specie vegetali ed è considerata dannosa su oltre 100 piante, sia spontanee che coltivate, comprendenti alberi da frutto (pomacee, drupacee), vite, nocciolo, piccoli frutti, essenze forestali (tiglio, noce nero, acero, faggio, betulla, ontano), colture di pieno campo (mais, soia, erba medica), orticole (pomodoro, fagiolo, asparago, zucchino) e ornamentali (rosa, dalia).

Le larve di Popillia si nutrono delle radici delle piante presenti in prati e pascoli, specialmente graminacee, causando quindi il disseccamento della pianta e la successiva morte.

L’adulto è un insetto defogliatore, attacca quindi le foglie e i fiori.
 
Questi insetti hanno comportamento gregario ed è possibile trovarne numerosi intenti a nutrirsi sulla stessa pianta, cominciando dalla parte alta e muovendosi quindi gradualmente verso il basso.
 
Gli adulti si alimentano posizionandosi sulla pagina superiore delle foglie, masticando il tessuto fogliare presente tra le nervature e facendo assumere alle foglie infestate il caratteristico aspetto scheletrico.
 


La difesa

Cattura massale degli adulti: tramite trappole a feromoni, gli adulti sono catturati e poi successivamente eliminati per evitare rischi di diffusione.

Trattamenti insetticidi: nel caso di elevate popolazioni di adulti si possono utilizzare prodotti fitosanitari con meccanismo di azione di contatto-ingestione ad effetto abbattente.

Resta importante monitorare la popolazione degli insetti e trattare prima dell’ovideposizione da parte delle femmine.

Sulle larve è necessario intervenire in autunno e/o primavera per impedirne l’inizio del ciclo.